Feb 13, 2025

Chardonnay, un vitigno, infinite espressioni

Da quelli acidi e citrici, ai dolci e tropicali: vini che esprimono al meglio il terroir 

Approfondiamo alcuni vitigni e partiamo da un grande classico, un vitigno internazionale che riesce a dare soddisfazioni, con espressioni anche molto diverse tra loro, in tutte le regioni vitivinicole del mondo. Sua maestà lo Chardonnay, re della Borgogna e protagonista della maggior parte dei migliori spumanti del mondo, non solo Champagne. 

Senza andare troppo nel dettaglio del grappolo – parliamo di bacca bianca, con acini piccoli e buccia sottile, verde-giallognola – mi piace soffermarmi sulle sue caratteristiche specifiche e sulle diversità che si possono degustare. 

La bellezza dello Chardonnay è nella sua versatilità; può dare infatti, a seconda di come viene vinificato, vini fermi, frizzanti, spumanti. La sua maturazione è precoce, quindi bisogna stare attenti a quando viene raccolto se non si vuole perdere la sua caratteristica nota acida; si adatta facilmente a diversi climi e ha delle rese elevate. Insomma, un vitigno amato e usato in abbondanza e che risponde bene a diverse tecniche: sia a lunghe fermentazioni con imbottigliamenti precoci, che a fermentazioni e maturazioni in barrique. Si sposa felicemente in blend con altre varietà, ma è in purezza che, a mio giudizio, dà maggior soddisfazione e si esprime al suo meglio. 

Tra i tratti tipici ci sono appunto l’acidità elevata, così come l’alcol, il cui tenore alto spesso dona un sapore leggermente dolce. Parliamo di bacca “neutra”, non con delle sue caratteristiche proprie; lo Chardonnay prende infatti quelle del terroir in cui viene allevato e cambia profondamente in base a questo (ricordando che si intendono vari fattori, clima, altitudine, temperatura, composizione del terreno, microclima). Lo Chardonnay può produrre vini saporiti, entusiasmanti, di corpo, è capace di migliorare e invecchiare in bottiglia per uno o due anni, o anche di più. E se subisce la fermentazione malolattica guadagna in “grassezza”, diventa quasi burroso, più cremoso.

Tra i suoi sentori predominanti possiamo trovare un ventaglio molto ampio che cambia in base al clima, al momento di raccolta e alla vinificazione: si va dagli Chardonnay più citrici, con note di pera, agrumi, mela verde e perfino cetriolo, generalmente prodotti nei climi più freddi, a quelli di frutta delicata come pesca e mela rossa in climi moderati, fino ai sentori che virano sul tropicale, come ananas, melone, mango e banana nei climi più caldi. Per quanto mi riguarda amo quelli di Borgogna e Champagne, ma trovo interessanti anche quelli altoatesini. 

Un vitigno che non smette di stupirmi e che amo provare in tutte le sue espressioni.

E allora…

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